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Mio figlio è dislessico. È meglio non crescerlo bilingue?

Se hai un figlio con dislessia e lo stai crescendo con più di una lingua, probabilmente qualcuno — un insegnante, un pediatra, un parente ben intenzionato — ti ha già detto quella frase:

“Non sovraccaricarlo. Due lingue sono troppe.”

È un consiglio dato con le migliori intenzioni. Ed è quasi sempre sbagliato.

In questo articolo ti spiego cosa dice la ricerca scientifica attuale sul rapporto tra bilinguismo e dislessia — e perché rinunciare alla seconda lingua potrebbe essere, paradossalmente, la scelta sbagliata per tuo figlio.

Prima di tutto: cos’è davvero la dislessia?

La dislessia è un disturbo specifico della lettura e scrittura. Non è una questione di intelligenza, né di pigrizia, né di poca applicazione. È una neurodivergenza di origine neurobiologica: il cervello è semplicemente organizzato in modo diverso, e questo rende più faticoso leggere e scrivere. In altre parole: decodificare e codificare la scrittura.

Secondo l’International Dyslexia Association, la dislessia è una difficoltà specifica di apprendimento, di origine neurobiologica, che si manifesta con difficoltà nel riconoscimento preciso e fluente delle parole scritte. Un dato importante: la dislessia è congenita. Non insorge dopo la nascita. Non può essere causata dall’apprendimento di una seconda lingua. Chi nasce dislessico lo è indipendentemente da quante lingue sente intorno a sé.

Il bilinguismo non causa la dislessia

Il mito da sfatare: “il bilinguismo peggiora la dislessia”

Questa convinzione è diffusissima, e anche comprensibile. L’idea che due lingue possano sovraccaricare un cervello che già fa fatica sembra logica, a un primo sguardo.

Ma la ricerca scientifica racconta una storia diversa.

Nel mio lavoro di tesi nell’ambito della formazione come consulente LingFLoWS®, ho approfondito in particolare gli studi della linguista Maria Vender (Università di Verona), che si è occupata esattamente di questo: i bambini bilingui con dislessia. I risultati sono sorprendenti.

Secondo molte ricerche il bilinguismo può essere un vantaggio per i bambini dislessici

1. I bilingui sono più consapevoli del funzionamento del linguaggio

Crescere con due lingue allena il cervello a confrontare strutture linguistiche diverse, a notare come cambiano i suoni, come si formano le parole. Questo si traduce in una maggiore consapevolezza linguistica, cioè in una più spiccata capacità di riconoscere e manipolare le strutture delle parole, di legare i segni della scrittura ai suoni del parlato.

Proprio questa capacità è una di quelle più compromesse nella dislessia. Il bambino dislessico fa fatica a riconoscere le strutture delle parole, a decodificarle, a leggere in modo fluente.

Il bilinguismo, in questo senso, va esattamente nella direzione opposta alla dislessia: rafforza proprio ciò che la dislessia indebolisce.

2. Non tutte le lingue sono ugualmente “difficili” per un dislessico

Questo punto è meno noto, ma molto pratico. Alcune lingue hanno una trasparenza fonemica maggiore di altre: in italiano e in tedesco, per esempio, c’è una corrispondenza abbastanza diretta tra come si scrive una parola e come si pronuncia. L’inglese, al contrario, ha una corrispondenza molto meno prevedibile. È meno trasparente.

I bambini dislessici tendono ad avere meno difficoltà nelle lingue con alta trasparenza fonemica. Se tuo figlio cresce con una di queste lingue come seconda lingua, potrebbe addirittura trovare quella lingua più accessibile dell’italiano.

3. I benefici cognitivi del bilinguismo restano anche con la dislessia

Crescere bilingui porta benefici che vanno oltre il linguaggio: migliore flessibilità cognitiva, migliore attenzione, migliore capacità di passare da un compito all’altro (le cosiddette funzioni esecutive). Questi vantaggi si osservano nei bambini bilingui in generale e non vengono annullati dalla presenza di dislessia. Privare un bambino dislessico della seconda lingua significa privarlo anche di questi benefici cognitivi aggiuntivi.

Il rischio di ricevere una diagnosi sbagliata

Un aspetto che pochi genitori conoscono: i bambini bilingui vengono a volte diagnosticati erroneamente come dislessici, semplicemente perché fanno più errori nella lingua dominante della scuola. Errori che sono normali nel processo di acquisizione di una seconda lingua.

Vale anche il contrario: una dislessia reale può rimanere nascosta a lungo, perché le difficoltà vengono attribuite al fatto che “parla due lingue”. Per questo è fondamentale che la valutazione diagnostica tenga conto del profilo linguistico completo del bambino.

Nei bambini bilingui si rischia sia una sovradiagnosi, sia una sottodiagnosi. È quindi indispensabile rivolgersi a un professionista (in genere un logopedista) con esperienza nel multilinguismo.

Cosa fare concretamente nei casi di bilinguismo in bambini con dislessia?

Se il tuo bambino ha una diagnosi di dislessia (o c’è il sospetto) e lo stai crescendo con più lingue, ecco cosa ti suggerisco:

  • Non rinunciare alla lingua di famiglia. La connessione linguistica con mamma, papà, nonni è preziosa. E privarvi di questo dono non vi aiuterà ad affrontare meglio le sfide della dislessia.
  • Assicurati che la diagnosi tenga conto del bilinguismo. Come detto sopra, è essenziale rivolgersi a un professionista esperto di neurodiversità E multilinguismo.
  • Sostieni la dislessia con gli strumenti giusti: terapia, strategie compensative, supporto a scuola — ma non con la rinuncia alla seconda o terza lingua.
  • Informati in modo approfondito. Il consiglio di rinunciare al bilinguismo perché potrebbe sovraccaricare il bambino dislessico è ancora troppo diffuso tra chi non conosce la letteratura scientifica aggiornata. I fatti e molti studi scientifici dicono il contrario.

Conclusione: il bilinguismo può aiutare il bambino dislessico!

Crescere un bambino dislessico con due o più lingue non è un ostacolo al suo sviluppo. Secondo le ricerche più recenti, potrebbe addirittura essere un piccolo vantaggio — o quanto meno, non è mai uno svantaggio.

Quello che fa la differenza non è il numero di lingue, ma il supporto che il bambino riceve: dai genitori, dai professionisti, dalla scuola.

Se stai affrontando questo tema e hai domande su come gestire il percorso multilingue di tuo figlio con dislessia, sono qui per parlarne. Da professionista, e da mamma di un bambino con DSA.

Domande? Parliamone!

Sono Nicole Maina, consulente certificata LingFLoWS® specializzata in genitorialità multilingue. Lavoro con famiglie che crescono figli con due o più lingue e so cosa significa ricevere consigli contrastanti, soprattutto quando c’è anche un DSA di mezzo. Disclaimer: non sono una logopedista, ma posso aiutarti a trovare quella giusta per la tua famiglia.

Prenota una consulenza gratuita e capiamo insieme qual è il percorso giusto per il tuo bambino e per la tua famiglia.

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Fonte scientifica principale: Nicole Maina, “Bilinguismus und Dyslexie: Kann Zweisprachigkeit ein Vorteil für legasthenische Kinder sein?”, tesi di formazione per consulenti LingFLoWS®, febbraio 2026. Con riferimento agli studi di Maria Vender e Mirta Vernice (2023) e alla letteratura internazionale sulla dislessia e il bilinguismo.

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